Cosa succederebbe se provassimo a guardare il bullismo non dalla parte di chi lo subisce, ma da quella di chi lo agisce? È la domanda che abbiamo deciso di fare ai nostri ragazzi, convinti che questo fenomeno non si combatta con le sole norme, ma con un lavoro più profondo: quello che passa attraverso le relazioni, la cultura, la capacità di mettersi nei panni dell’altro. La risposta è diventata “Prove tecniche di empatia”, cortometraggio voluto e finanziato dal Comune di Sarroch e presentato in anteprima a Villa Siotto in occasione della Giornata mondiale contro il bullismo.
Jacopo Cullin e i ragazzi di Sarroch: un incontro che ha fatto cinema
Il corto, diretto da Jacopo Cullin nell’ambito del progetto Sarroch Film Laboratorio, sceglie una prospettiva narrativa scomoda: mettersi nei panni di chi fa del male per capire cosa lo muove. Perché se condannare è facile, la vera sfida è comprendere le radici del fenomeno. È da lì che bisogna partire, se si vuole davvero cambiare qualcosa. Affidarsi a Cullin non è stata una scelta casuale. Attore e regista cagliaritano, è oggi uno dei volti più amati del cinema e della televisione italiana. Un talento cresciuto in Sardegna, che a Sarroch ha scelto di portare la sua arte al servizio dei ragazzi e della comunità. Il lavoro è stato inviato a diversi festival cinematografici ed è già stato selezionato da diciotto di questi: un riconoscimento che conferma la qualità dell’opera realizzata e la rilevanza del tema affrontato.
La trama non è stata inventata a tavolino. È nata dai ragazzi stessi, dai tredici ai ventiquattro anni, che durante il laboratorio hanno condiviso esperienze personali, emozioni, fragilità. Il regista le ha raccolte e rielaborate attraverso il linguaggio del cinema, trasformandole in una storia che affronta il bullismo e il cyberbullismo, ma anche la diffamazione e la violenza psicologica. Tutte forme di sopraffazione meno visibili, ma non meno dannose.
Il progetto ha prodotto risultati che vanno oltre il cortometraggio. Ha offerto ai partecipanti l’opportunità di staccarsi dalla mediazione costante dei dispositivi digitali, di ritrovare il contatto umano, di guardarsi negli occhi. In un contesto sociale in cui le relazioni tra giovani passano sempre più attraverso gli schermi, ricostruire spazi di presenza fisica e dialogo diretto è un obiettivo educativo di primo piano. Il laboratorio ha inoltre aperto ai ragazzi uno sguardo concreto sulle professioni legate al mondo del cinema, dalla recitazione alla regia, dai costumi alle luci, offrendo possibili orizzonti formativi e professionali.
Dalle scuole alla cittadinanza: il progetto si apre
Come amministrazione, riteniamo fondamentale riconoscere il contributo di chi ha reso possibile questo percorso. Vale la pena ricordare che tutto è nato quasi per caso: da una chiacchierata informale tra me, la Presidente del Consiglio comunale Guendalina Vargiu e l’intera maggioranza, da cui è emersa la volontà condivisa di fare qualcosa di concreto per i nostri ragazzi. Da quella conversazione è nato un progetto che oggi parla a tutta la comunità. Ringraziamo i giovani che hanno partecipato con entusiasmo e propositività il progetto e le famiglie, che li hanno sostenuti con continuità, accompagnandoli e incoraggiandoli anche nei momenti di iniziale resistenza. Il loro coinvolgimento è stato determinante. Infine ringraziamo Eliana, Letizia e Angelo per essersi messi in gioco con generosità nel ruolo che hanno interpretato.
L’anteprima di Villa Siotto ha rappresentato il primo momento di restituzione pubblica del progetto. A breve seguirà un evento aperto all’intera cittadinanza, pensato per consentire a genitori e residenti di vedere il cortometraggio e riflettere insieme sui temi che affronta. Un’occasione per la comunità di Sarroch di ritrovarsi attorno a un’opera nata dal territorio e dai suoi ragazzi.
L’impegno dell’amministrazione comunale su questi temi non si esaurisce qui. Sono in programma nuove iniziative dedicate alla stessa fascia d’età, che affronteranno le diverse forme di disagio giovanile – non solo il bullismo, ma anche le fragilità emotive, relazionali e sociali che spesso ne sono la radice – nella convinzione che investire in modo strutturale sulla crescita dei giovani significhi offrire loro strumenti, spazi e opportunità per sviluppare consapevolezza, rispetto reciproco e capacità di relazione. La diversità è una ricchezza, non un ostacolo. Le fragilità, se accolte e non ignorate, diventano occasioni di crescita per l’intera comunità.
“Prove tecniche di empatia” è un titolo che vale come programma di lavoro. L’empatia non è un dato acquisito: è una competenza che si costruisce, si allena, si pratica ogni giorno. È su questo che, come istituzione, continueremo ad investire.